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Cos’è lo scontrino elettronico (documento commerciale) e come funziona?

Guide, confronti e strategie per ristoratori italiani che vogliono crescere

Fiscale

Sinonimi: scontrino · documento commerciale · scontrino elettronico · ricevuta fiscale

Nel parlato italiano lo chiamiamo ancora scontrino, ma dal 2020 il termine legale è “documento commerciale”. Cambia il nome, non l’oggetto: è la prova di pagamento che il ristoratore rilascia al cliente e trasmette all’Agenzia delle Entrate. Vale come garanzia per il consumatore e come certificazione fiscale per il locale.

Cos’è

La prova fiscale della vendita, emessa dal POS RT (registratore telematico) al momento del pagamento e trasmessa all’Agenzia delle Entrate in automatico.

Come si chiama oggi

“Documento commerciale” nei testi ufficiali, “scontrino” nel parlato quotidiano. Entrambi sono accettati — il cliente lo chiamerà sempre scontrino.Un documento commerciale racconta già tutta la serata.

Cosa c’è scritto davvero

Il documento commerciale riporta, in modo standardizzato:

  • Dati del locale: ragione sociale, P.IVA, sede, numero del registratore RT
  • Data e ora della transazione
  • Descrizione delle voci acquistate con quantità e prezzi
  • Aliquota IVA applicata per ogni voce (10% per somministrazione al tavolo, altre per casi specifici)
  • Totale imponibile e totale IVA
  • Modalità di pagamento (contanti, carta, buono pasto)
  • QR code o numero seriale per verifica rapida da parte dell’Agenzia delle Entrate

A differenza del vecchio scontrino cartaceo pre-2020, questo non è solo una ricevuta per il cliente: è un dato strutturato che viaggia in tempo reale al fisco.

Scontrino vs ricevuta vs fattura — la gerarchia

Nel settore ristorazione capitano tre documenti diversi. Ecco quando usare cosa:

  • Documento commerciale (scontrino): va emesso sempre per qualunque vendita a consumatore finale. È l’impostazione predefinita.
  • Ricevuta fiscale: termine ormai obsoleto. Pre-2020 indicava un documento usato dove non c’era registratore di cassa. Oggi sostituita dal documento commerciale.
  • Fattura: va emessa solo se il cliente la richiede — tipicamente quando è un professionista che vuole scaricare la spesa come costo aziendale. Va emessa via fatturazione elettronica e trasmessa al Sistema di Interscambio (SDI).

Regola pratica: tutti ricevono lo scontrino; chi chiede fattura la riceve in aggiunta (e lo scontrino va annullato o stornato secondo procedura).

Un esempio concreto

Un gruppo di 4 commensali cena a Milano, conto finale 168 €. Il cameriere chiude al POS RT. Il documento commerciale stampato riporta 4 antipasti, 4 primi, 2 secondi, 2 dolci, 1 bottiglia di vino, 4 caffè. Ogni riga ha la propria aliquota IVA (10% per tutto, essendo somministrazione al tavolo). In fondo: totale 168 €, di cui imponibile 152,73 €, IVA 15,27 €.

Uno dei commensali chiede fattura per la spesa aziendale: il locale la emette separatamente al suo codice SDI. Il documento commerciale viene marcato come “reso” nel registratore RT, oppure mantenuto con nota “sostituito da fattura N.XX/2026”, secondo la procedura del provider del registratore. Dati trasmessi all’Agenzia delle Entrate a fine giornata: automaticamente, senza azione manuale.

Errori frequenti

  • Chiamarlo “ricevuta fiscale” ai clienti. Tecnicamente il termine non esiste più dal 2020. Usare “scontrino” (colloquiale) o “documento commerciale” (formale).
  • Non emetterlo per pagamenti piccoli in contanti. Qualsiasi vendita a consumatore finale richiede il documento commerciale, indipendentemente dal metodo di pagamento o dall’importo. Il caffè da 1 euro serve la stessa emissione.
  • Confondere resa con storno. Se un cliente restituisce qualcosa, il POS RT emette un documento di reso (con segno negativo). Lo storno riguarda invece errori di battitura prima del pagamento.
  • Non applicare aliquote IVA corrette. Nella ristorazione mista (somministrazione + asporto), ogni voce può avere aliquota diversa. Il POS RT va configurato voce per voce.

Fonti e riferimenti